<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Tati Sgarlata</title>
	<atom:link href="http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.tatisgarlata.net/blog</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 Nov 2011 11:53:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<item>
		<title>Ricordo di mio papà</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=402</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=402#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 11:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=402</guid>
		<description><![CDATA[Ricordo del nostro papà “…e morì sazio di giorni”, così nella Genesi si descrive la morte di Abramo. Ma che vuol dire sazio di giorni? Vuol dire che Abramo visse pienamente la sua vita portando a termine il compito che nel misterioso disegno di Dio ognuno di noi ha. Così il nostro papà Matteo, medico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo del nostro papà</p>
<p>“…e morì<br />
sazio di giorni”, così nella Genesi si descrive la morte di Abramo.</p>
<p>Ma che vuol<br />
dire sazio di giorni? Vuol dire che Abramo visse pienamente la sua vita<br />
portando a termine il compito che nel misterioso disegno di Dio ognuno di noi<br />
ha.</p>
<p>Così il<br />
nostro papà Matteo, medico, politico, sportivo, punto di riferimento nei<br />
momenti difficili per tanti, è “morto sazio di giorni” perché ha messo a<br />
disposizione della vita la sua sensibilità, la sua professionalità, la sua<br />
umanità.</p>
<p>Papà, oltre<br />
ad essere un uomo di cultura, a quei tempi la Divina Commedia si imparava a<br />
memoria, è stato un uomo di azione, pratico, attivo, non si perdeva in<br />
chiacchere.</p>
<p>“Tra il dire<br />
e il fare c’è di mezzo il mare”, ma questo proverbio non si adattava certo a<br />
lui.</p>
<p>Per papà<br />
immaginare un’idea o un progetto voleva significare tentare di tutto per<br />
realizzarlo.</p>
<p>Così è stato<br />
in famiglia per la quale ha lavorato sempre a ritmi irraggiungibili per portare<br />
onestamente il necessario a casa. Non si è mai preoccupato del superfluo o di<br />
utilizzare le sua competenze per fare soldi.</p>
<p>La famiglia<br />
per lui è stato nutrimento profondo e la sua unità e pace un valore da<br />
difendere con ogni mezzo. E’ stato quindi figlio, fratello, marito, padre,<br />
suocero, nonno, zio, cognato, amico, ma è stato soprattutto per tutti un Padre<br />
con la P maiuscola.</p>
<p>La<br />
professione di medico l’ha vissuta sempre come missione, grande osservatore<br />
clinico dei segni che fanno individuare una malattia per poterla affrontare al<br />
più presto. Ma soprattutto è stato amico e sostegno per la sofferenza fisica,<br />
psicologica ed inevitabilmente spirituale dei suoi pazienti e di tutti coloro<br />
che continuamente ogni giorno gli chiedevano un consiglio anche fino a due, tre<br />
giorni prima di essere abbracciato totalmente dal Padre.</p>
<p>La politica<br />
l’ha fatta nella maniera più ovvia e naturale, l’ha fatta pensando solo al Bene<br />
comune ed è per questo che ha preferito dopo alcuni anni allontanarsene perché<br />
si sentiva un corpo estraneo. Si è limitato così a sostenere l’impegno politico<br />
del fratello Marcello, ma con un entusiasmo, uno slancio ed una forza assoluti.</p>
<p>Per ultimo,<br />
ma non per importanza, la passione sportiva per il Siracusa calcio di cui è<br />
stato Presidente per 10 anni e per l’Inter. La sua esperienza da Presidente<br />
l’ha vissuta come un’avventura emozionante e con una dedizione completa<br />
coinvolgendo un pugno di amici che avevano in comune il desiderio di fare<br />
vivere l’idea dello sport come sana competizione onesta, semplice e pulita.</p>
<p>Il 18 giugno<br />
del 2011 papà ha cambiato la sede dove vivere, si dice che sia un posto<br />
affascinante e noi ci crediamo.</p>
<p>Francesco e Tati<br />
20 giugno 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=402</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La follia del terzo millennio tra assenza di radicamento e globalizzazione.</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=236</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=236#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 12:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute Mentale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=236</guid>
		<description><![CDATA[La follia del terzo millennio tra assenza di radicamento e globalizzazione. Siracusa 13 ottobre 2011 Istituto Gestalt HCC                       La follia di chi: come e perché Da 30 anni rifletto sulla mia follia, sulla follia delle persone che frequento, sia i cosiddetti normali che i cosiddetti pazienti, sulla follia del mondo. Quando ho scelto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La follia del terzo millennio tra assenza di radicamento e globalizzazione.</strong></p>
<p><strong>Siracusa 13 ottobre 2011 Istituto Gestalt HCC</strong></p>
<p><strong>                      La follia di chi: come e perché</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da 30 anni rifletto sulla mia follia, sulla follia delle persone che frequento, sia i cosiddetti normali che i cosiddetti pazienti, sulla follia del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ho scelto di fare lo psichiatra ho scelto di fare lo psichiatra di comunità per cui sono stato sempre consapevole di come i processi sociali incidano sulla salute mentale così come il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il problema è capire <span style="text-decoration: underline;">come un fatto sociale riesca ad incidere sulla psiche</span> di un individuo e come, certe volte, la trasformazione psichica incida sulle strutture biologiche del sistema nervoso. Oggi ci soffermeremo su come alcuni fenomeni sociali incidono negativamente sulla psiche e non indagheremo il problema delle neuroscienze che studiano la possibilità che eventi psichici incidano sulle strutture biologiche cioè il concetto di vulnerabilità e di epigenetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora penso che così come è vero<span id="more-236"></span> che non ci può essere capacità di amare, cioè di fare del bene e di fare bene in famiglia, nel lavoro, nella società in genere, se non c’è un soddisfacente livello di salute mentale, è anche vero, e questo è il tema di oggi, che <span style="text-decoration: underline;">non ci può essere salute mentale senza la possibilità di sentirsi inseriti in un</span> <span style="text-decoration: underline;">ambiente sufficientemente sicuro, chiaro e nutritivo</span>, cioè capace di esprimere amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella storia dell’uomo dopo l’immagine del “paradiso terrestre” è arrivata la “giungla”, ma oggi nel terzo millennio c’è maggiore o minore giungla? La società si sta allontanando sempre di più dagli archetipi del Bene, del Vero e del Bello che potrebbero e dovrebbero guidare l’umanità in una ricerca laica ma sicuramente spirituale di cui tanto c’è bisogno?</p>
<p style="text-align: justify;">Sono domande a cui non riesco a dare una risposta certa, ma quello che so è che l’uomo potrebbe fare di meglio e riscoprire la sua piena e vera identità. Penso che noi terapeuti dovremmo essere guidati da questa convinzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo per ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessimo definire un criterio per spiegare la follia io sceglierei la “sofferenza psichica” sia quella che sentiamo dentro di noi, sia quella che procuriamo attorno a noi. La causa maggiore di questa sofferenza è la incapacità di portare avanti un personale processo di individuazione e differenziazione capace di strutturare una personalità sicura di sé, in grado di nutrirsi di quello che la vita gli offre, consapevole della sua relazionalità e della felicità raggiungibile solo se in forma comunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrambe queste forme di sofferenza, introvertita ed estrovertita, appaiono in espansione con effetti molto negativi per l’umanità. Mi soffermerò a fare qualche osservazione sul mondo occidentale, sul nostro mondo e sul riverbero che da questo emana verso il resto dell’umanità, a causa della grande potenza che il mondo occidentale ha saputo esprimere negli ultimi secoli in tutti i campi. Lo strapotere del mondo occidentale appariva invincibile dopo la caduta del comunismo reale ma  oggi appare molto debole dato che le regole che lo hanno permesso rischiano di fagocitare lo stesso sistema che le ha create.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati oggettivi che abbiamo a disposizione per dire che <span style="text-decoration: underline;">la sofferenza psichica è in</span> <span style="text-decoration: underline;">aumento</span> sono i suicidi, soprattutto negli adolescenti, il consumo degli psicofarmaci, l’aumento progressivo delle richieste di aiuto psicologico, l’aumento dell’uso di sostanze stupefacenti spesso a scopo di auto-terapia, l’aumento della violenza in genere dal bullismo, agli ultrà degli stadi di calcio, alle periferie urbane, ai black bloc, l’aumento delle perversioni sessuali, soprattutto la Pedofilia, e di tecniche di soddisfacimento del piacere sessuale di tipo sado-maso, vedi per es. lo shibari-bontage, una evidenza sempre maggiore di psicopatologia della normalità ( inflazione narcisistica e/o svalutazione narcisistica), di depressione nevrotica ( pazienti con senso di vuoto, senso di irrealtà, inadeguatezza,assenza di significati, incapacità ad assumersi responsabilità affettive e mancanza di stabilità emotiva, noia, difficoltà nel definire se stessi ) e infine di depressione borderline con tratti psicotici che la psichiatria tradizionale classifica come stati misti bipolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sono in aumento queste situazioni psicopatologiche si vede che è anche cambiata la modalità con la quale si esprime il disagio. Non a caso al Centro Diurno del Dipartimento di salute Mentale dove lavoro c’è una grande presenza di soggetti con disturbi borderline di cui, alcuni di loro, con doppia diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo accade in una realtà dove sono avvenuti alcuni fenomeni significativi negli ultimi 60 anni, fenomeni che hanno visto un’accelerazione nell’ultimo ventennio dalla caduta del muro di Berlino in poi. Stiamo assistendo all’epilogo dell’homo economicus che si accompagna ad una grave crisi valoriale, sociale e psichica, che Bauman ha riassunto magistralmente con la descrizione della <span style="text-decoration: underline;">società liquida</span> caratterizzata dalla mancanza di radicamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo allora quali sono questi fenomeni:</p>
<p style="text-align: justify;">1)    <span style="text-decoration: underline;">L’importanza sempre maggiore data ai beni materiali</span> non più intesi come giusto soddisfacimento dei bisogni primari, ma come ricerca, spesso fine a se stessa, di un accumulo di oggetti effimeri che gli adulti inculcano fin dalla più tenera età. Valga come esempio per tutto l’orgia dei regali natalizi che avviene nelle nostre case in una gara demenziale a chi fa i regali più costosi e più inutili ai bambini. E badate bene, il danno di questa manifestazione non è solo l’inculcare ai bambini che lo stare bene equivale ad avere più cose possibili e cose più costose possibili, ma perversamente abbiamo tolto significato alla festa più rappresentativa dell’impotenza e della povertà di un dio che in prima persona ci indica i valori che possono portare a capire la vita ed a viverla felicemente. Ne viene fuori una <span style="text-decoration: underline;">esasperazione degli istinti di</span> <span style="text-decoration: underline;">autoconservazione ed autoaffermazione</span> che stimolano in maniera parossistica l’individualismo a livello personale e collettivo con i risvolti sociali e politici che sono sotto gli occhi di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">2)    <span style="text-decoration: underline;">La finanziarizzazione dell’economia</span> ed il discredito sempre maggiore del mondo delle banche: nel 2007 per ogni euro prodotto dal lavoro e dal commercio, economia reale, erano in circolazione 4 euro di debiti, crediti e scommesse finanziarie, economia virtuale. <span style="text-decoration: underline;">Risultato insicurezza, diffidenza</span>, <span style="text-decoration: underline;">individualismo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">3)    <span style="text-decoration: underline;">Il benessere misurato con il PIL</span> ( prodotto interno lordo ) che gioca su due grandi inganni:</p>
<p style="text-align: justify;">-il primo è che il benessere di una persona è proporzionale ai consumi per cui se aumenta il traffico nella tangenziale di una grande città è segno di benessere perché aumenta il commercio e tutta l’economia senza considerare che l’aumento del traffico porta ad una emissione di sostanze tossiche nell’ambiente e a più malattie ( ma anche questa dovrebbe essere una buona notizia perché l’aumento delle malattie fa aumentare il PIL ), a maggiori incidenti e a sofferenze indicibili, ad uno stress da traffico incalcolabile;</p>
<p style="text-align: justify;">-il secondo è che ci hanno fatto credere che le risorse naturali sono illimitate e che in questo pianeta possiamo vivere tutti come un occidentale medio, cosa non vera.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Questi inganni sono confusivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che il benessere di una popolazione si dovrebbe basare su parametri sociali e psicologici e quindi indirizzare le risorse sempre più scarse che abbiamo a disposizione in questa direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">4)    <span style="text-decoration: underline;">La TV passivizzante</span> che offre o i miti contemporanei dei reality show o le liti inconcludenti dei talk show che servono non a chiarire i problemi ma solo a fare audience. <span style="text-decoration: underline;">TV condizionante</span> certi comportamenti: violenza e sesso a tutti gli orari e quindi per tutte le menti, dal bambino al ragazzo. <span style="text-decoration: underline;">Risultato: maggiore dipendenza, minori capacità critiche, indottrinamento, massificazione spesso qualunquistica (istinto di gregge) e condizionamento comportamentale.</span></p>
<p style="text-align: justify;">5)    <span style="text-decoration: underline;">Il Computer</span> che da una parte ha allargato la possibilità e la libertà delle conoscenze, ma che dall’altro ha creato un falso spazio comunicativo che ha alterato il reale spazio della relazione. <span style="text-decoration: underline;">Da qui l’espansione di</span> <span style="text-decoration: underline;">realtà virtuali che</span> <span style="text-decoration: underline;">non aiutano alla definizione di se stessi, degli altri, della realtà.</span></p>
<p style="text-align: justify;">6)    <span style="text-decoration: underline;">Il successo</span> è legato sempre più marginalmente alle competenze in un dato settore della vita cosa che comporterebbe automaticamente una ricaduta positiva nel sociale dell’istinto di autoaffermazione, ma il successo è legato soprattutto alla furbizia con la quale si riescono a raggiungere delle postazioni di favore, di potere e di ricchezza. E questo succede dal più periferico posto di lavoro nel pubblico dove si fa a gara per non lavorare e per farsi gli interessi personali possibilmente con la protezione di qualche potente di turno, ahimè anche sindacalista, alla corsa ai posti della politica per crearti una clientela di succubi essendo a sua volta tu succube di qualcun altro, al paradosso di avere delegato quasi continuativamente per 17 anni il massimo potere nel nostro paese ad un uomo che fino ad allora aveva fatto i suoi interessi e che imperterrito li ha continuati a fare sotto gli occhi sempre più ipnotizzati, questa sì che è follia, degli italiani. Di questo ovviamente non sono responsabili solo chi lo ha acclamato e lo acclama, ma anche gli altri che l’avremmo dovuto contrastare. <span style="text-decoration: underline;">Quindi gli inganni, i sotterfugi e l’illegalità</span> <span style="text-decoration: underline;">come valori sociali condivisi</span> e quindi non c’è da sorprendersi se la <span style="text-decoration: underline;">patologia borderline</span> sia alimentata da tali aspetti dato che la manipolazione, il sopruso, l’abuso e la mistificazione sono spesso ritrovati nelle storie di soggetti affetti da tale patologia sia come anamnesi che come storia clinica.</p>
<p style="text-align: justify;">7)    <span style="text-decoration: underline;">Le separazioni</span>: mi ha sempre colpito la facilità con la quale gruppi e coppie si separano. Ricordo con sgomentola Comunità Capi Scout di cui facevo parte 30 anni fa che con indicibile “sofferenza” si è separata in tre o più tronconi per la incapacità di trovare un linguaggio ed una lettura comune di quello che stava accadendo, per cui il problema non fu tanto quello di separarsi, una buona separazione può essere indice di individuazione e di differenziazione e quindi di crescita, ma quello di separarsi sicuri che gli altri fossero dei presuntuosi, conservatori o progressisti a seconda dei punti di vista, ma comunque incapaci di ascoltare e capire le cose belle, buone e giuste che dicevano gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può dire non sono d’accordo con le tue idee, con il tuo modo di essere e di fare rispettandoti come persona? Lo si può dire nella coppia, nei gruppi, in politica? Penso di si. Il problema allora diventa che le separazioni conflittuali sono indice della mancanza di sicurezza e della paura della diversità che derivano dalla scarsa consapevolezza e conoscenza di noi stessi e che portano ad una <span style="text-decoration: underline;">esasperazione degli istinti di autoconservazione e di autoaffermazione </span>e quindi sofferenza psichica.</p>
<p style="text-align: justify;">8)    <span style="text-decoration: underline;">L’instabilità e la precarietà del lavoro</span> è un elemento inquietante perché crea una difficoltà nella infuturazione e nella progettualità sia perché ciò è insito in questo tipo di modalità in sé, sia perché spesso i motivi della interruzione dipendono dallo arbitrio di altre persone che difendono i propri interessi a scapito di quelli del lavoratore. <span style="text-decoration: underline;">Anche qui sofferenza, dipendenza, bassa</span> <span style="text-decoration: underline;">autostima.</span></p>
<p style="text-align: justify;">9)    <span style="text-decoration: underline;">La mancanza di impalcature ideologiche di contenimento</span> che creavano prospettive di società più giuste, <span style="text-decoration: underline;">le religioni</span> che da una parte stimolano <span style="text-decoration: underline;">meccanismi proiettivi e deresponsabilizzanti</span> e dall’altra si dimostrano <span style="text-decoration: underline;">incapaci del dialogo</span> necessario a costruire un percorso comune di spiritualità volta al Bene, al Vero ed al Bello ed infine <span style="text-decoration: underline;">la famiglia</span> che ogni giorno di più si sgretola e che è <span style="text-decoration: underline;">l’immagine della precarietà</span>, hanno lasciato gli <span style="text-decoration: underline;">individui più soli e</span> <span style="text-decoration: underline;">deboli.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti questi elementi portano una <strong>difficoltà nella costruzione della identità</strong> perché questa si costituisce grazie ad un dialogo intenso e proficuo tra l’individuo, gli altri ed il mondo, ma se tutto ciò che è altro da noi è così insicuro, cangiante e indefinibile è chiaro che prevalgono l’insicurezza ed una povertà dei processi di interiorizzazione e si preferisce una soddisfazione rapida di bisogni effimeri piuttosto che una scoperta progressiva dei valori guida ed eterni della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò ha creato sempre più <strong>individui centrati sull’Io e non invece sul Sé</strong>, Sé che affonda le sue radici, come dice Jung, sul soprannaturale e sul traspersonale, cioè  individui che non possono vivere realizzati e felici dato che non vivono una ricca dimensione spirituale e relazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da ciò osserviamo la vecchia e sempre attuale <span style="text-decoration: underline;">struttura tripartita Es-Io-Super Io.</span> In tale contesto l’Es si ritrova sovraccarico di energia, il Super Io debole e in qualche caso quasi assente, l’Io incapace di trovare una sintesi efficace ed equilibrata per cui spesso si lascia trasportare dalle emozioni del momento: legge della attrazione-repulsione.  Da qui anche la difficoltà di portare avanti processi di autonomia e responsabilità, da qui la estremizzazione e la continua oscillazione tra senso di colpa non interiorizzato e meccanismi di difesa proiettivi, da qui la frammentarietà, la istantaneità, l’imprevedibilità, il falso Sé <span style="text-decoration: underline;">in una linea continua</span> <span style="text-decoration: underline;">che va dal narcisismo, al disturbo borderline fino alla psicosi</span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora se la sofferenza psichica si manifesta quando una persona non riesce a strutturare una personalità sufficientemente equilibrata e matura dobbiamo cercare di intervenire sulle cause biologiche, psicologiche e sociali che l’hanno determinata capendo che sono in maniera inestricabile connesse.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicoterapia può dare sicuramente un contributo importante in questa direzione ma solo se capisce su quale anello del sistema complesso interviene e se dialoga con il mondo che circonda la stanza dove svolgiamo i nostri incontri.</p>
<p style="text-align: justify;">Se quello che vogliamo è <span style="text-decoration: underline;">la trasformazione realizzativa</span> di ognuno di noi e se quindi vogliamo contrastare la nostra follia, la follia delle persone che incontriamo pazienti o non ed infine la follia del mondo, penso che dobbiamo darci il compito di percorrere un <span style="text-decoration: underline;">cammino di consapevolezza</span> che con coraggio ci ponga in contatto con la nostra anima e crei spazi relazionali mentali e reali capaci di mettere al centro della vita la ricerca del Bene, del Vero e del Bello e che abbiano come obiettivi:</p>
<p style="text-align: justify;">-         L’aumento della capacità di interiorizzazione;</p>
<p style="text-align: justify;">-         La scoperta del dono che ci fa accettare e superare la fatica, la sofferenza ed il limite con gioia (il giogo è soave come disse Gesù) e lo sviluppo dei meccanismi di difesa verso le forme più evolutive;</p>
<p style="text-align: justify;">-         La partecipazione a gruppi di crescita ed il saper fare Comunità;</p>
<p style="text-align: justify;">-         La costruzione di una Politica per il Bene Comune e che lavori per una sostenibilità ecologica ed economica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tati Sgarlata</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=236</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I soggetti “primi” della politica Rinnovamento della politica ed inclusione sociale</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=12</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=12#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 13:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[Movimento politico per l’unità – Centro Mariapoli Trecastagni 15-11-2009I soggetti “primi” della politica Rinnovamento della politica ed inclusione socialeL’esperienza di volontario che ho vissuto in questi 30 anni nel campo del disagio, dell’educazione dei giovani, della cooperazione internazionale e della militanza politica, l’esperienza professionale che vivo come psichiatra e l’esperienza politica che ho vissuto come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Movimento politico per l’unità – Centro Mariapoli<br />
Trecastagni 15-11-2009I soggetti “primi” della politica Rinnovamento della politica ed inclusione socialeL’esperienza di volontario che ho vissuto in questi 30 anni nel campo del disagio, dell’educazione dei giovani, della cooperazione internazionale e della militanza politica, l’esperienza<br />
professionale che vivo come psichiatra e l’esperienza politica che ho vissuto come amministratore della cosa pubblica, mi hanno spesso portato a pensare all’importanza del tema della discussione odierna.<br />
<span id="more-12"></span><br />
Perché i soggetti “primi” della politica sono gli esclusi, gli emarginati, gli ultimi, i disoccupati, i precari, i licenziati?<br />
Da cristiani la risposta sarebbe facile: perché ce lo ha detto Gesù Cristo.<br />
Ma non basta!<br />
Dobbiamo capire perché ce lo ha detto Gesù Cristo.<br />
Innanzitutto dobbiamo riflettere sul fatto che ci si può trovare nella posizione di “ultimo” per varie ragioni accidentali, un incidente per es., naturali, una grave malattia neonatale per es., o ricercate volontariamente, atti delinquenziali per es.<br />
Attenzione, Gesù Cristo non fa alcuna distinzione, gli ultimi sono tutti uguali, Gesù li mette insieme a prescindere dalla loro colpa o esponsabilità.<br />
Gesù Cristo fa così perché l’ultimo è l’icona della persona che soffre, che ha toccato e continua a toccare il fondo, che è entrato in contatto, volente o nolente, con la profondità del proprio animo nelle sue parti più complesse, più sole, più deboli, più abbandonate, più vuote, più inutili e senza senso.<br />
Ma c’è di più perché Gesù Cristo stesso fu un perdente, un debole, un reietto, un escluso, icona della icona degli uomini che soffrono e che sono in contatto con la profondità dell’essere. Non a caso San Francesco fece la scelta dell’ordine dei frati minori, degli ultimi, dei reietti.<br />
Da Gesù Cristo e dagli ultimi possiamo quindi imparare anche noi che esclusi non siamo, almeno apparentemente.<br />
Infatti durante la vita tutti noi tocchiamo la situazione di debolezza e di esclusione, quando abbiamo qualche malattia, quando viviamo qualche separazione, quando invecchiamo e la morte si avvicina. Invece di fare tesoro di queste opportunità e vivere fino in fondo con consapevolezza la nostra “ultimità”, rifuggiamo da tutto ciò, ne abbiamo paura, tendiamo a negare, reprimere e rimuovere la realtà della vita.<br />
A tutti quindi ci è data la condizione di ultimi e di esclusi, anzi è la condizione più propriamente umana perché siamo nati con la coscienza del limite che è la condizione necessaria per potere vivere la nostra libertà e responsabilità.<br />
Molto spesso però questa condizione di “ultimità” resta sullo sfondo della nostra vita, rappresenta una specie di gestalt che cerchiamo incessantemente di rimuovere, cosa che non è possibile per chi la condizione di “ultimità” la vive costantemente e questa condizione ha caratterizzato la propria vita. E’ per questo che da questi possiamo andare a scuola, sia perché <strong>ci ricordano</strong> la nostra condizione di “ultimità”<br />
e sia perché <strong>ci insegnano</strong> che anche in questa condizione si può tentare di vivere liberi e realizzati.Mio figlio ha avuto come madrina di battesimo una donna paraplegica e spastica che non può vivere senza l’aiuto costante del prossimo. Questa donna l’ho conosciuta quando a 20 anni ho fatto servizio in un Club costituito da persone disabili che mi hanno insegnato come si può tentare di vivere liberi e realizzati, cosa che l’uomo comune oggi non pensa neanche lontanamente di fare, dato che è assolutamente attratto e preso dall’esteriore, dall’effimero e dal superficiale.<br />
Siamo tutti nella stessa barca, direbbe il Cardinal Martini, e siamo nella stessa barca non solo con gli ultimi, ma anche con i politici corrotti e malati, con i mafiosi, con i terroristi che troppo spesso liberi ed indisturbati seminano corruzione e morte.<br />
Questi ultimi ci ricordano che nel profondo dell’animo umano albergano istinti e passioni da cui noi non siamo immuni e che dobbiamo conoscere e dominare se vogliamo avere l’ambizione di rinnovare la politica a cominciare da chi è più escluso e sofferente e quindi maggiormente sfruttabile e manipolabile. Il frutto della mancanza di questa consapevolezza è il mondo in cui viviamo oggi.<br />
A questo punto il discorso diventa semplice e forte e non semplicemente moralistico, nel senso che i soggetti “primi” della politica sono gli emarginati non perché mi fanno pena e soffrono, ma perché sono l’icona dell’uomo e rendono a tutti noi chiara ed impellente d’idea della guarigione, della libertà dall’Io e della realizzazione, mettendo al bando definitivamente la possibilità di utilizzare il potere che abbiamo per manipolare e per sopraffare.<br />
Ma per realizzare tutto ciò dobbiamo essere capaci di pensare, meditare, pregare ed interiorizzare questa possibilità, in caso contrario chi ce lo farebbe fare a cambiare la politica ed il sistema dato che siamo in una posizione almeno apparentemente di vantaggio?Allora il cammino di consapevolezza della nostra “ultimità” diventa un cammino indispensabile per la nostra realizzazione.<br />
Cosa fare allora?</p>
<ol>
<li>Meditare, pregare ed avere consapevolezza di tutto ciò;</li>
<li>Andare a scuola degli ultimi per riuscire a riconoscere e valorizzare la nostra “ultimità”;</li>
<li>Fare in modo che ogni uomo, nero o bianco, del sud o del nord, buono o cattivo, abile o disabile, venga messo nelle condizioni di fare un cammino di liberazione e di umanizzazione.</li>
</ol>
<p>Per fare questo ci vogliono:</p>
<div style="text-align: left;" align="justify">
<ol>
<li>Capacità di condivisione</li>
</ol>
</div>
<p>Capacità di condivisione vuol dire che chiunque di noi, ma in particolare i professionisti della salute e chi vuole fare politica, deve mettersi nelle condizioni di guardare negli occhi l’ultimo che sia l’immigrato clandestino, la persona che soffre di disturbi mentali gravi o il carcerato. Deve riuscire a condividere, senza perdere la propria identità e nel rispetto dell’altro, il proprio tempo, le proprie competenze, i propri beni, la<br />
propria persona.<br />
Una posizione di distacco, di saccenteria, di superiorità a priori, porta solo ad atteggiamenti paternalistici e pietistici che nonpermettono un reale contatto, un’empatia adeguata ed un successivo cambiamento.</p>
<div style="text-align: left;" align="justify">
<ol>
<li>Sviluppo dell’empowerment</li>
</ol>
</div>
<p>Capacità di lavorare in favore dello sviluppo dell’empowerment dell’ultimo, che vuol dire creare le condizioni al più alto gradopossibile per aumentare i livelli di partecipazione, di capacità decisionale, di scelta e di azioni che vadano nella direzione dell’autodeterminazione, della libertà e della responsabilità verso gli altri. Ciò permette di raggiungere la nostra vera libertà!<br />
Questo vuol dire per ognuno di noi perdere potere, inteso come controllo e capacità di manipolazione, verso il basso, in favore di un aumento di potere, inteso come capacità di libertà e responsabilità, verso l’alto.<br />
Perdere il potere verso il basso vuol dire favorire la crescita della Comunità nei suoi vari aspetti della democrazia, per es. sistemi elettorali non come quello attuale per il parlamento dove 10 persone e non 40 milioni scelgono i 900 parlamentari, dell’educazione, dei servizi, dell’economia, passata la crisi finanziaria pare tutto essere tornato come prima, del rispetto delle regole e della responsabilità che ognuno ricopre.<br />
Quindi l’utilizzo del potere che abbiamo nei vari ruoli che ricopriamo con giustizia e come servizio e mai come potere di<br />
controllo e di manipolazione. Tutto questo al fine non di livellare una  società, sogno velleitario oramai tramontato, ma per riuscire a vivere in una comunità dove siano possibili i miracoli come ai tempi di Gesù Cristo:<br />
prostitute, esattori delle tasse, indemoniati, uomini di guerra e di potere, ciechi che possono diventare seguaci dell’Amore vero e gratuito.<br />
Ed è questo anche il cammino che ognuno deve continuare a percorrere con semplicità ed umiltà se vuole diventare attore di un rinnovamento della politica che parta dagli ultimi.</p>
<p><strong>Tati Sgarlata</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=12</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricominciare…..nonostante tutto.</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=16</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=16#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 13:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=16</guid>
		<description><![CDATA[Svariate volte su questo giornale ho ribadito la mia idea che fare Politica per ogni cittadino che non vuole solo essere uno spettatore o un tifoso, poco cambia in questi casi se di una squadra di calcio o di una idea politica, non è una possibilità ma una naturale esigenza.  Per tale motivo dopo lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">Svariate volte su questo giornale ho ribadito la</span><br />
<span style="font-size: medium;"> mia idea che fare Politica per ogni cittadino che non vuole solo essere uno</span><br />
<span style="font-size: medium;"> spettatore o un tifoso, poco cambia in questi casi se di una squadra di calcio o</span><br />
<span style="font-size: medium;"> di una idea politica, non è una possibilità ma una naturale esigenza.</span><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span id="more-16"></span><br />
<span style="font-size: medium;"> Per tale motivo dopo lo tsumani primaverile e dopo la mia esperienza alla Provincia</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Regionale ho pensato….si, anche a me capita qualche volta, ed ho pensato</span><br />
<span style="font-size: medium;"> che:</span></p>
<div align="justify">
<ol>
<li><span style="font-size: medium;">Non sono per il bipartitismo e che va ricompattato il centro</span><br />
<span style="font-size: medium;"> sinistra con un nuovo leader che sappia mettere mano alla questione morale e ad</span><br />
<span style="font-size: medium;"> un programma innovativo che si basi sul lavoro, la sicurezza sociale ed uno</span><br />
<span style="font-size: medium;"> sviluppo economico che non metta il PIL, che è un parametro da rivedere</span><br />
<span style="font-size: medium;"> profondamente, al centro degli obiettivi, ma metta al centro la qualità della</span><br />
<span style="font-size: medium;"> vita delle persone, quindi ambiente, salute, pari opportunità;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Vorrei stare in un partito dove si capisca quale è il programma</span><br />
<span style="font-size: medium;"> che persegue sui temi dello sviluppo, dell’ambiente, della sicurezza sociale, ma</span><br />
<span style="font-size: medium;"> anche sui temi eticamente sensibili dove accanto alla laicità dello stato si</span><br />
<span style="font-size: medium;"> prenda  in considerazione sia la tutela della vita sin dalle sue prime fasi, ma</span><br />
<span style="font-size: medium;"> anche l’autodeterminazione del soggetto contro ogni forma di accanimento</span><br />
<span style="font-size: medium;"> terapeutico;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Vorrei che fare politica significasse anche stili di vita</span><br />
<span style="font-size: medium;"> diversi che partendo dal basso utilizzino tutti i canali esistenti: il consumo</span><br />
<span style="font-size: medium;"> critico, il commercio equo e solidale, la finanza etica, i gruppi di acquisto</span><br />
<span style="font-size: medium;"> solidale etc.</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Bisogna formare una nuova classe dirigente consapevole che non</span><br />
<span style="font-size: medium;"> si può fare politica se non si tiene presente lo sviluppo integrale di ogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> uomo, quindi la sua dimensione corporea, psicologia e spirituale, e  che ogni</span><br />
<span style="font-size: medium;"> scelta nasconde sempre sentimenti, emozioni, progetti e valori che non</span><br />
<span style="font-size: medium;"> appartengono solo a noi stessi;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Bisogna ripartire dai bisogni reali, dal lavoro di base e dalla</span><br />
<span style="font-size: medium;"> partecipazione per coinvolgere soprattutto i giovani, ma non solo, ad</span><br />
<span style="font-size: medium;"> interessarsi e ad impegnarsi per un mondo dove gradualmente possano prevalere i</span><br />
<span style="font-size: medium;"> valori del Sé, cioè dell’altruismo e del bene comune, e non i valori dell’Io,</span><br />
<span style="font-size: medium;"> cioè dell’egoismo e dell’interesse personale.</span></li>
</ol>
</div>
<p><span style="font-size: medium;">Proprio sul tema della partecipazione e dei</span><br />
<span style="font-size: medium;"> bisogni reali  ho stilato insieme ad alcuni operatori che lavorano nel settore</span><br />
<span style="font-size: medium;"> della promozione della salute mentale questo Manifesto da cui stanno maturando</span><br />
<span style="font-size: medium;"> alcune iniziative come quella di una lista di discussione che si chiama “I</span><br />
<span style="font-size: medium;"> mattarelli” ( per l’iscrizione mandare una mail a <a href="mailto:imattarelli-subscribe@yahoogroups.com">imattarelli-subscribe@yahoogroups.com</a></span><br />
<span style="font-size: medium;"> o a <a href="mailto:tatisgarlata@tin.it">tatisgarlata@tin.it</a> ) e che intende</span><br />
<span style="font-size: medium;"> essere uno strumento di collegamento per chi non si vuole rassegnare ad una</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Psichiatria centrata sull’interesse privato, il medico ed i posti letto nelle</span><br />
<span style="font-size: medium;"> case di cura e nelle comunità riabilitative.Manifesto per una Psichiatria del territorio</span><br />
<span style="font-size: medium;"> A 30 anni dalla promulgazione</span><br />
<span style="font-size: medium;"> della legge 180 di riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia assistiamo</span><br />
<span style="font-size: medium;"> come operatori della salute mentale ad una lenta ma inesorabile deriva che sta</span><br />
<span style="font-size: medium;"> trasformando il nostro modo di lavorare che, coerentemente alla legge 833, era</span><br />
<span style="font-size: medium;"> stato reso funzionale e possibile dalla L.R. 215/79 e dal Progetto Obiettivo</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Salute Mentale 1998/2000.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Si sta infatti passando da un modello centrato</span><br />
<span style="font-size: medium;"> sull’intervento nel territorio, sul rispetto dei bisogni del paziente e sul</span><br />
<span style="font-size: medium;"> lavoro di equipe, ad un intervento centrato sui posti letto per acuti e cronici,</span><br />
<span style="font-size: medium;"> sul ricovero come momento centrale e sulla figura del medico.</span><br />
<span style="font-size: medium;"> I segnali in</span><br />
<span style="font-size: medium;"> tal senso sono svariati:</span></p>
<div align="justify">
<ol>
<li><span style="font-size: medium;">Riduzione progressiva del personale senza un turnover di quello</span><br />
<span style="font-size: medium;"> che va in pensione e pianta organica approvata dalla nostra ASL fortemente</span><br />
<span style="font-size: medium;"> deficitaria;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Privilegio delle strutture ospedaliere, dei posti letto in</span><br />
<span style="font-size: medium;"> convenzione per acuti presso case di cura private ed eccedenza di posti letto in</span><br />
<span style="font-size: medium;"> convenzione con strutture residenziali (Comunità terapeutiche riabilitative);</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Abolizione dell’Unità di crisi per l’intervento sull’emergenza</span><br />
<span style="font-size: medium;"> (che funzionava solo per Siracusa città, ma che è ancora un modello diffuso in</span><br />
<span style="font-size: medium;"> diversi Dipartimenti siciliani come Caltagirone ed Adrano, oltre che in diversi</span><br />
<span style="font-size: medium;"> posti d’Italia come la Toscana)  e sostituzione con convalide di TSO  – con</span><br />
<span style="font-size: medium;"> soppressione quindi del concetto stesso di sola emergenza nel territorio-  da</span><br />
<span style="font-size: medium;"> parte di medici non specialisti, caos e differenti modalità di trasporto del</span><br />
<span style="font-size: medium;"> paziente per il ricovero, anche se la sentenza n. 187 del 6-3-2008 del CGA</span><br />
<span style="font-size: medium;"> definisce senza ombre di dubbio che il Sindaco può chiedere per il trasporto del</span><br />
<span style="font-size: medium;"> soggetto in TSO l’intervento di personale specializzato ( infermieri</span><br />
<span style="font-size: medium;"> psichiatrici e/o psichiatri);</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Mancanza di raccordo istituzionale e programmato con i medici</span><br />
<span style="font-size: medium;"> di base, con i vigili urbani, con i medici di guardia medica, con il Sert, con</span><br />
<span style="font-size: medium;"> la NPI, con la Neurologia,  con gli Enti locali, con il mondo della scuola;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Sospensione brusca da parte del Dipartimento di Salute Mentale</span><br />
<span style="font-size: medium;"> di tutte le attività di reinserimento, risocializzazione e riabilitazione</span><br />
<span style="font-size: medium;"> territoriali al di fuori delle strutture sanitarie senza una programmata e</span><br />
<span style="font-size: medium;"> graduale integrazione con le scarse risorse messe a disposizione dagli enti</span><br />
<span style="font-size: medium;"> locali e dal volontariato. Inoltre si tende ad una separazione netta di</span><br />
<span style="font-size: medium;"> competenze tra sanitario e sociale  che non giova certo al paziente;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Gli ambulatori dei CSM con orari di apertura sempre più ridotti</span><br />
<span style="font-size: medium;"> e con una scarsa propensione al lavoro territoriale, d’altronde l’aggiornamento</span><br />
<span style="font-size: medium;"> professionale degli operatori è legato solo o a tecniche informatiche o alle</span><br />
<span style="font-size: medium;"> case farmaceutiche che hanno ben altri obiettivi da raggiungere;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Spazi, personale ed orari al minimo per unità operative</span><br />
<span style="font-size: medium;"> semiresidenziali come i Centri Diurni;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Prospettive di modifica della legislazione con un progetto di</span><br />
<span style="font-size: medium;"> legge che propone il TSO redatto da un solo medico anche non specialista, una</span><br />
<span style="font-size: medium;"> durata di 30 giorni, la possibilità di estenderlo e praticarlo in continuità in</span><br />
<span style="font-size: medium;"> strutture residenziali.</span></li>
</ol>
</div>
<p><span style="font-size: medium;">E’ possibile riuscire a confrontarci, discutere e</span><br />
<span style="font-size: medium;"> protestare, se è il caso, per tutto ciò senza che questo tentativo di</span><br />
<span style="font-size: medium;"> partecipazione sia additato in termini di strumentalizzazione Politica, ma</span><br />
<span style="font-size: medium;"> semplicemente come l’esigenza di alcuni operatori di ritrovarsi periodicamente</span><br />
<span style="font-size: medium;"> per difendere una modalità di lavoro ed il piacere di fare la Psichiatria che</span><br />
<span style="font-size: medium;"> abbiamo sempre amato fare?</span><br />
<span style="font-size: medium;"> E’ per questo che proponiamo agli operatori della</span><br />
<span style="font-size: medium;"> Salute Mentale della provincia di Siracusa di incontrarci per vedere se è il</span><br />
<span style="font-size: medium;"> caso di rimettere in piedi l’Associazione degli operatori della Psichiatria</span><br />
<span style="font-size: medium;"> (Asspo) in stretta collaborazione con i familiari e gli utenti stessi.<strong>Dicembre<br />
2008</strong>                                               <strong>Tati<br />
Sgarlata</strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=16</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il disturbo narcisistico: dalla psicopatologia della normalità alla depressione</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=178</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=178#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 11:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute Mentale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=178</guid>
		<description><![CDATA[Seminario su: Vuoto relazionale e depressione Siracusa 14-10-2010  Il disturbo narcisistico: dalla psicopatologia della normalità alla depressione Il sentimento depressivo, che può diventare disturbo psicopatologico vero e proprio, è un fenomeno che diventa sempre più diffuso soprattutto nel mondo occidentale per due cause che si rinforzano reciprocamente: da una parte una dimensione collettivo-sociale che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Seminario su: Vuoto relazionale e depressione<br />
</strong><br />
<em><strong>Siracusa 14-10-2010 </strong></em></p>
<p><strong>Il disturbo narcisistico: dalla psicopatologia della normalità alla depressione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il sentimento depressivo, che può diventare disturbo psicopatologico vero e proprio, è un fenomeno che diventa sempre più diffuso soprattutto nel mondo occidentale per due cause che si rinforzano reciprocamente:</p>
<ol>
<li>
<div style="text-align: justify;">da una parte una dimensione collettivo-sociale che ha risolto sostanzialmente il problema dei bisogni primari e che a causa di uno sviluppo tecnologico e scientifico tumultuoso coltiva il mito dell’onnipotenza;</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">dall’altra una dimensione individuale-dell’Io che si è progressivamente indebolito per l’illusione di potere avere tutto e subito. L’Io diventa poco capace di nutrirsi delle cose positive ed essenziali che ha a disposizione e si pone invece con modalità sempre più compulsive davanti al soddisfacimento dei propri bisogni spesso effimeri.</div>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Questi fattori aumentano la vulnerabilità genetica del soggetto alla Depressione come dimostrano gli studi odierni di epigenetica a causa della frustrazione dell’onnipotenza, a causa dell’insoddisfazione che deriva dall’appagamento dei bisogni effimeri e a causa dell’inevitabile incontro con le esperienze di perdita.<span id="more-178"></span><br />
Non dimentichiamoci comunque che la Depressione (1) è anche un sentimento normale che nasce dal binomio attaccamento-perdita in occasione di separazioni, abbandoni e lutti: basti pensare alla nascita e alla morte. Quando la depressione si protrae per lungo tempo anche per fatti gravi o quando si viene a creare per eventi di secondaria importanza, si parla di depressione vera e propria.<br />
Dal punto di vista psicodinamico la Depressione si instaura quando la personalità assume caratteristiche di tipo narcisistico o perlomeno quando queste caratteristiche diventano rilevanti. La struttura tripartita della personalità narcisista presenta un Super-Io che prende le caratteristiche di onnipotenza o di svalutazione che causano una disfunzione dell’Io mediatore tra il Super-Io e gli istinti che provengono dall’Es. Questa disfunzione dell’Io provoca una frustrazione o ferita narcisistica per la incapacità di dare una risposta adeguata alle prorompenti pulsioni che provengono dall’Es.<br />
Una larga fascia di soggetti con personalità narcisista non arriva all’osservazione dello psicoterapeuta o dello psichiatra sia perché sta diventando sempre più normale vivere vite fondate sul narcisismo, quella che gli psicologi trans-personali chiamano psicopatologia della normalità(2), sia perché i farmaci serotoninergici hanno rivoluzionato l’approccio alla depressione per cui anche i medici di base riescono a migliorare, almeno superficialmente, la qualità della vita di tanti loro pazienti con poche gocce di prodotto.</p>
<ol>
<li>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La psicopatologia della normalità</strong></span> si manifesta in soggetti con una forma moderata di narcisismo e si può esprimere in due maniere diverse in soggetti diversi o in momenti diversi in uno stesso soggetto:</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;"><em><strong>Inflazione narcisistica</strong></em>: la causa principale è un bambino che nasce viziato non solo dai genitori, ma da tutto il sistema di accudimento e dal sistema sociale.</div>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La struttura tripartita è:<br />
Super-Io onnipotente<br />
Es: forti spinte pulsionali<br />
Io incapace di mediare e vengono fuori soggetti provocatori, esibizionisti, incapaci di amare ed incapaci di riconoscere i propri limiti, prevale l’istinto di autoaffermazione e di sesso.<br />
Risvolti sociali: tutto mi è dovuto,scarso senso di responsabilità nei ruoli più o meno importanti che si ricoprono nella società, ogni mezzo è permesso per primeggiare.</p>
<ol>
<li>
<div style="text-align: justify;"><em><strong>Svalutazione narcisistica</strong></em>: la causa principale è un bambino non accudito e rispecchiato non solo dai genitori, ma da tutto il sistema di accudimento e dal sistema sociale.</div>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"> La struttura tripartita è:<br />
Super-Io svalutativo, autoritario e coercitivo<br />
Es: forti spinte pulsionali<br />
Io: meccanismi di difesa secondari come la rimozione che porta a soggetti dipendenti, sterili, auto conservativi, paurosi, intolleranti ed ipercritici, prevale l’istinto di gregge e di autoconservazione.<br />
Risvolti sociali: si vive sempre all’ombra di qualcuno, massificazione e mancanza di senso critico, vite passive e non colorate.</p>
<ol>
<li>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La depressione nevrotica</span> si manifesta in soggetti con una forma più grave di narcisismo. Il meccanismo di base è lo stesso della svalutazione narcisistica solo che si presenta in maniera più intensa per cui vengono fuori i sintomi classici della depressione: abbassamento del tono dell’umore, disturbi del sonno e dell’alimentazione, abulia, apatia, somatizzazioni, sintomatologia ossessiva etc.</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La Depressione borderline-psicotica</span>(3): la struttura psichica di questi soggetti deriva da una relazione oggettuale indifferenziata, dall’utilizzo di meccanismi di difesa primitivi ( scissione, identificazione proiettiva, acting-in e acting-out ), scarso senso di identità, Super-Io debole.</div>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Da qui derivano sintomi quali: disforia, impulsività, ambivalenza affettiva, senso di vuoto, disturbi del pensiero fino al delirio di annientamento.<br />
A queste forme corrispondono genitori, sistema di accudimento e sistema sociale imprevedibili, possibili imbrogli, abusi psicologici o sessuali.<br />
In questi casi se invece della svalutazione narcisistica prevale l’inflazione narcisistica, vi sono gli episodi ipomaniacali o maniacali veri e propri.<br />
Il Trattamento può essere:</p>
<ol>
<li>
<div style="text-align: justify;">di tipo medico con efficaci terapie psicofarmacologiche che ovviamente non possono però risolvere i problemi psicologici e di personalità di base;</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">di tipo psicoterapico individuale nel quale è sempre importante lavorare sulla consapevolezza del paziente, sull’analisi del transfert e controtransfert, sull’analisi dei meccanismi di difesa. Fondamentale l’autenticità del terapeuta;</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">di tipo psicoterapico familiare: quando il paziente è adolescente, è un momento fondamentale;</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">di tipo psicoterapico comunitario nei casi più gravi ove la componente del sistema sociale più ampio può avere un’importanza centrale.</div>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"> La <span style="text-decoration: underline;">Prevenzione</span>:<br />
I tre luoghi privilegiati della prevenzione sono la famiglia, la scuola, i medici di famiglia.<br />
Le scuole per genitori, i gruppi di confronto nei consigli di classe, i gruppi Balint per i medici di famiglia, sono solo alcune delle cose a cui non potrebbe rinunciare una moderna psichiatria che volesse promuovere la salute mentale nella comunità.<br />
Il tutto volta ad aiutare i giovani a rivolgersi maggiormente alle cose interiori piuttosto che al soddisfacimento compulsivo di cose materiali. I giovani, e noi adulti prima, dovrebbero maturare un modo più maturo di affrontare la vita, modo capace di mettere al centro lo sviluppo della propria personalità, una maggiore attenzione al senso critico, una maggiore propensione alla partecipazione.<br />
Anche le religioni in questo senso dovrebbero fare la loro parte promuovendo meno una visione miracolistica e spesso superstiziosa della fede e promuovendo maggiormente una visione della fede come cammino di responsabilità, crescita e fiducia nell’Uomo e in Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">L’Organizzazione</span>:<br />
I servizi pubblici di promozione della salute mentale per bambini, adolescenti e adulti ed i servizi per il recupero dei tossicodipendenti non dovrebbero possedere solo un hardware, ovviamente essenziale, cioè strutture, servizi ed operatori in numero sufficiente, ma anche un software, cioè servizi in cui ci siano operatori preparati, disponibili alla messa in discussione, alla comunicazione ed all’impegno personale volto al bene del paziente e non all’autoaffermazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<em><strong>Bibliografia</strong></em>:</p>
<ul>
<li>
<div style="text-align: justify;">La depressione: un approccio integrale. A cura di Laura Boggio Gilot. Ed. AIPT Satya</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">Curare mente e cuore nei disturbi dello sviluppo dall’es all’io all’Anima. Laura Boggio Gilot. Ed. AIPT Satya</div>
</li>
<li>
<div style="text-align: justify;">L’oceano borderline. Racconti di viaggio. Luigi Cancrini. Raffaello Cortina Editore</div>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=178</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ventennale SILA 1988-2009</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=106</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=106#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 12:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=106</guid>
		<description><![CDATA[Arricchite questo schema con altri particolari, relatori, tutto quello che pensate opportuno, eventuali altri risultati che pensate siano stati raggiunti, dopo restituitemi lo schema e decideremo come stamparlo. 1988: Religiosità nel Sud del mondo. Relatori: Tonino Perna Antonella Cammarota Don Mario Albano Risultato a Siracusa: Rilancio attività Ad Gentes 1989: Ridare Speranza alle città del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arricchite questo schema con altri particolari, relatori, tutto quello che pensate opportuno, eventuali altri risultati che pensate siano stati raggiunti, dopo restituitemi lo schema e decideremo come stamparlo.</p>
<p>1988: Religiosità nel Sud del mondo.<br />
Relatori: Tonino Perna<br />
Antonella Cammarota<br />
Don Mario Albano<br />
Risultato a Siracusa: Rilancio attività Ad Gentes<br />
1989: Ridare Speranza alle città del meridione.<br />
Relatori: Padre Resca<br />
Aldo Adorno<br />
Carmen Castelluccio<br />
Risultato: Costituzione dei Verdi a Siracusa<br />
1990: Impegno per il Sud del mondo.<br />
Relatori: Antonella Cammarota<br />
Un missionario….padre Severino(?)<br />
Antonietta Potente<span id="more-106"></span></p>
<p>1991 Risultato: apertura del negozietto con la Cooperativa &#8220;Il Delfino&#8221;: Training sulla comunicazione<br />
Conduttori: Mimmo Castronuovo<br />
Marilena Cardone<br />
Risultato: Corso per genitori non-violenti a Siracusa</p>
<p>1992: Training sulla non-violenza<br />
Conduttori: Filippo Alossa<br />
Chiara Pent<br />
Animatrice dei bambini: Marilena Cardone<br />
Risultato: si inizia a lavorare sul Progetto &#8220;Guinea Equatoriale&#8221;.<br />
Si avvia la prima Comunità Alloggio del Delfino per dimessi<br />
dall&#8217;ONP.<br />
1993: sempre sul Sud del mondo<br />
Relatori: Francesco Ortisi<br />
Irina Sicuso<br />
Tati Sgarlata<br />
Animatrici dei bambini: Monica e Daniela<br />
Esperienza di Yoga con Marilena Cardone<br />
Risultati: inizia il progetto in Guinea Equatoriale ed il punto vendita del Commercio Equo e Solidale si trasferisce in Corso Timoleonte.<br />
Nasce l&#8217;esperienza di Laboratorio Città Progetto.<br />
Nella primavera vinciamo le elezioni con Fatuzzo.<br />
Inizia l&#8217;esperienza del Consolidas(?)<br />
Nasce il coordinamento in favore della Bosnia</p>
<p>1994: Naturalmente<br />
Conduttori: Salvo Aliffi<br />
Animatrici dei bambini: Monica e Daniela<br />
Risultato: si prende consapevolezza della possibilità di utilizzare<br />
pratiche di medicina alternativa e dell&#8217;importanza della alimentazione biologica e non &#8220;carne centrata&#8221;.<br />
L&#8217;incidente di Renata interrompe bruscamente il campo e comporta la sospensione per un anno del campo, che ripartirà l&#8217;anno successivo su nuove basi e con una strutturazione maggiore.<br />
1996: Il Cantico dei Cantici. Commento di Antonietta Potente.<br />
Animatore: Padre Felice Scalia<br />
Animatrici dei bambini: Monica e Daniela<br />
Risultato: si avvia a Siracusa l&#8217;esperienza del gruppo Korogocho.<br />
Si concretizza l&#8217;esperienza delle famiglie affidatarie.</p>
<p>1997: Non nominare invano di Filippo Gentiloni.<br />
Animatore: Padre Felice Scalia<br />
Animatrici dei bambini: Monica e Daniela<br />
Risultato: il punto vendita &#8220;L&#8217;altro Mercato&#8221; viene gestito dalla Cooperativa Francisca Martin.<br />
Nella primavera successiva perdiamo le elezioni con Fatuzzo.<br />
Seminari e ritiri su: &#8220;I testimoni dell&#8217;Assoluto&#8221;</p>
<p>1998: I° Campo: La Sequela di Bonhoeffer (cap. v° Vangelo secondo Matteo)<br />
Animatore: Padre Felice Scalia<br />
Animatrici dei bambini: Monica e Daniela<br />
II° Campo: Educatori efficaci<br />
Animatori: Giovanni Romano<br />
Tati Sgarlata<br />
Francesco Ortisi<br />
Animatrici dei bambini: Monica e Daniela</p>
<p>Risultato: alcuni decidono di entrare nei Democratici di sinistra e si crea<br />
L&#8217;Associazione Agire Solidale.<br />
Tra il 1992 ed il 1995 vengono organizzati da Gisella ed Antonella delle esperienze di spiritualità guidate da Felice. Tenteremo di ricostruirne il calendario.<br />
1999: Ho trovato solo una relazione che ho preparato per il Campo: Alla scoperta del Sé….ma non ricordo altro.<br />
2000: Maurice Bellet: Incipit o Dell’inizio. Il libro trattava del famoso “Fra noi” che ci ha accompagnato per tanti anni.<br />
Animatore padre Felice Scalia<br />
Giovanni in questo campo ha proposto il gioco “La visita degli Angeli” che ci coinvolse molto<br />
2001: Accattoli: Io non mi vergogno del Vangelo<br />
Animatore Padre felice Scalia.<br />
In una mia relazione che faceva il consuntivo di quel campo si evinceva con chiarezza che il Gruppo prendeva sempre più un’impronta di Comunità aperta al mondo con dei servizi specifici ( Politica, associazioni ambientaliste, Affido etc.) che ognuno selezionava nel tempo a seconda della propria vocazione. La cooperativa Francisca Martin del Commercio Equo e Solidale diventa sempre più realtà autonoma aiutata dal gruppo solo in alcune occasioni, il peso dell’impegno volontario ricade sempre più solo su 3-4 persone.<br />
Animatori dei bambini: sono gli anni dove l’animazione ruota soprattutto attorno alla figura di Sara Castello, ma con lei si impegnano anche Adriana e Maria. Negli anni successivi è anche la volta di Viola, Robertina, Valentina.<br />
2002: Un libro di commento alle Parabole di Drewermann, non ricordo il titolo<br />
Animatore Padre Felice Scalia<br />
2003: Drewermann: La fede Inversa<br />
Animatore: Padre Felice Scalia<br />
2004: ?<br />
2005: Alberto Maggi: Il Dio impotente<br />
Animatore: Padre Felice Scalia<br />
Il gruppo dei ragazzi cerca gradualmente di creare attività autonome e parallele di animazione. Sono anche gli anni dei Grandi giochi organizzati…alla grande.<br />
2006: ?<br />
2007: H. Nowen L’abbraccio benedicente<br />
Animatore: Padre Felice Scalia<br />
2008: Cardinale Martini: Dalle tenebre alla luce.<br />
Animatore Padre felice Scalia<br />
2009: Cardinale Martini: Considerazioni notturne da Gerusalemme<br />
Animatore Padre felice Scalia<br />
Per la prima volta i nostri ragazzi grandi fanno al campo solo una breve apparizione e non tutti. Si crea però un nucleo forte di quindicenni che si sperimenta con successo nell’animazione dei fuochi e nei servizi.</p>
<p>2010: Padre Felice Scalia: Il Cristo degli uomini liberi</p>
<p>Si continua sullo stile del 2009</p>
<p>2011: Antonio Thellung: Una saldissima Fede incerta</p>
<p>Animatore Padre Felice Scalia. Si rischia addirittura di non fare il campo per mancanza di adesioni, ma alla fine è, come sempre, bellissimo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=106</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La giusta azione: parte terza</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=104</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=104#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 12:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=104</guid>
		<description><![CDATA[Sofia e Santina hanno sottolineato bene i concetti di lavoro interiore e di consapevolezza che stanno alla base della giusta azione che viene dal cuore. Questo lavoro paziente e costante ci porta ad armonizzare il nostro mondo interiore e a conoscere sempre di più come nel quotidiano lo viviamo. Da qui la scelta consapevole, autentica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sofia e Santina hanno sottolineato bene i concetti di lavoro interiore e di consapevolezza che stanno alla base della giusta azione che viene dal cuore.<br />
Questo lavoro paziente e costante ci porta ad armonizzare il nostro mondo interiore e a conoscere sempre di più come nel quotidiano lo viviamo.<br />
Da qui la scelta consapevole, autentica ( vedi ultimo libro di Vito Mancuso ) e naturalmente coerente delle posture del corpo, delle espressioni del viso ( il cosiddetto linguaggio non verbale che ha tanta importanza nelle relazioni ), del modo di parlare o di stare in silenzio, dei contenuti delle parole, della gestione del tempo, dei beni ( scegliere di fare degli acquisti o meno, gestire le nostre proprietà come amministratori e non come possessori sperimentando ove possibile la condivisione, sono cose su cui dovremmo posare la nostra attenzione in maniera maggiore), della natura, delle cose, delle relazioni ( siamo sempre in credito e mai in debito per caso? ), dei nostri talenti, del progetto di vita, del coraggio o meno a compiere azioni scomode, fonte di insicurezza e rischio ( per es. la denunzia e soprattutto la ricerca di trasformazione di situazioni scellerate a lavoro o nella società, vedi la problematica dell’immigrazione e la sua gestione ).<br />
Detto ciò pensiamo che la Bibbia ci indica degli atteggiamenti profondi che debbono caratterizzare la giusta azione.<span id="more-104"></span></p>
<p>Capacità di ascolto della sofferenza senza identificazione in essa.</p>
<p> Riuscire ad ascoltare vigilanti la sofferenza degli altri lasciandosi provocare, è la prima esperienza essenziale per prepararsi alla giusta azione.<br />
Il brano che abbiamo scelto è quello di Esodo 3,7-12 nel quale si vede che Dio ascolta la sofferenza del popolo di Israele e fa un’azione, manda Mosè, il liberatore dalla schiavitù. Questo atteggiamento viene ripreso da Origene che per descrivere l’incarnazione usa una espressione molto bella: patì e discese. Questo vuol dire che Dio prova compassione, nel senso di sentire comune e di condivisione, ma non si identifica, perché Dio è immanente e trascendente nello stesso tempo come ci ricorda Meister Eckart ( visione binoculare), ma fa un’azione, discende e si incarna donandoci l’evidenza dell’unità e dell’unicità. Allo stesso modo noi quando ci sentiamo pronti ad ascoltare la sofferenza che proviene dal mondo, non ci dobbiamo identificare in essa, perché ciò porterebbe solo alla paralisi ( tamas ) o alla rabbia ( rajas ) fino alla cieca violenza, ma dobbiamo da essa farci trasformare per agire. Quante volte abbiamo pensato e realizzato davanti a tutti gli scempi che vediamo, per es. in città, che è inutile impegnarsi perché è stato sempre così e così sarà sempre, che oggi hanno fatto i cassoni alla Marina e domani magari un attracco turistico dentro la Fontana Aretusa e che non c’è possibilità di cambiamento, quindi è meglio pensare, egoisticamente, al nostro orticello? Oppure al contrario la rabbia che viene al punto che andremmo al Municipio per metterlo sotto sopra?<br />
Quindi ascolto, compassione, azione non identificata, assertiva ed equanime. Per fare ciò tanta fede, esercizio ed umiltà.</p>
<p>Dissetarsi all’unica sorgente e diventare a nostra volta sorgente viva di Amore.</p>
<p> Il brano che abbiamo scelto è quello di Giovanni 4,5-15.<br />
In questo brano Gesù, incontrando la samaritana presso il pozzo di Giacobbe, non solo le fa l’annuncio evangelico che lei racconterà, ma le propone e ci propone di diventare noi stessi sorgente di acqua viva, eterna. Noi possiamo diventare come Gesù che è solo il figlio primogenito.</p>
<p>Amare in maniera gratuita anche i nemici mettendo al primo posto i bisogni dell’uomo e non le norme religiose.</p>
<p> Il brano che abbiamo scelto è quello del Buon Samaritano, Luca 10,29-37.<br />
In questa parabola Gesù racconta che il giudeo percosso e rapinato dai briganti nella strada che da Gerusalemme porta a Gerico, non viene soccorso né dal sacerdote, né dal levita che, tornando purificati da una settimana di esercizi spirituali nel tempio, non si potevano contaminare toccando il corpo pieno di sangue del povero giudeo. In questo modo essi hanno anteposto l’obbedienza ai precetti, all’obbedienza alla vita, al bene e all’uomo. Il giudeo viene invece soccorso da un samaritano, eterno nemico dei giudei, che prova compassione, sentimento che l’evangelista usa solo quando parla di Dio, e fa un gesto di amore gratuito esemplare. Gesù ci propone di avere comportamenti prettamente divini e capovolge il modo di concepire la religione mettendo senza tentennamenti al primo posto l’amore verso i nemici e l’amore gratuito.</p>
<p>La giusta azione non è un’azione sporadica, ma è un progetto di vita.</p>
<p> Il brano che abbiamo scelto è la parabola dei talenti, Matteo 25,14-30.<br />
Questa parabola ci aiuta invece a comprendere il valore che da Gesù alla progettazione, alla capacità di mettersi in gioco ed all’importanza che ognuno di noi metta a frutto le capacità che gli sono state donate. Quindi dal gesto meraviglioso ed estemporaneo del samaritano, si passa alla capacità di mettersi a disposizione del mondo con un progetto, non nascondendosi dietro comode sicurezze che ci proteggono dalle nostre paure. In poche parole dobbiamo entrare nella storia come ha fatto Gesù, laddove la storia è più complessa e spesso inspiegabile. Penso per esempio al volontariato internazionale, alla politica, a forme di reale condivisione con i diversi ed i reietti dalla società.</p>
<p>Amore è donazione completa di sé.</p>
<p> Il brano che abbiamo scelto è L’obolo della vedova, Luca 21,1-4.<br />
In questo racconto Gesù sottolinea l’importanza del sapere andare oltre il dono del superfluo e che la vera ricchezza è il sapersi spogliare anche dell’essenziale pur di raggiungere la pienezza della vita. Quando riusciamo a vivere esperienze di questo tipo, gustiamo veramente il senso dell’eternità e comprendiamo il “paradosso cristiano”: perdere se stessi per guadagnare veramente tutto e non avere bisogno di nulla, perché Dio c’è, Dio è con noi, Dio è in noi, perché durante il cammino possiamo svelare pienamente la natura umana-divina che ci costituisce.</p>
<p>Ne viene fuori un messaggio sconvolgente, veramente da Dio, che mette sotto sopra le nostre vite e che dobbiamo cercare di vivere con il coraggio dovuto, ma anche con la pazienza necessaria, accettandoci nella posizione coscienziale che viviamo e con la certezza della misericordia di Dio che Gesù ha con forza annunciato, per non scoraggiarci davanti ad un percorso apparentemente difficile e forse impossibile, ma che apre i veri orizzonti di una vita che vuole svelare sempre più la natura umana-divina che è in noi e che siamo noi.<br />
(Tutto ciò porta felicità e guarigione? Domanda troppo intrigante su cui continueremo a meditare e a pregare e chissà se ciò diventerà materia di nuove e stimolanti conversazioni. Questo potrebbe essere omesso.)</p>
<p>Siracusa 23-05-2010 Tati</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=104</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il ruolo delle associazioni di familiari nei programmi di riabilitazione psicosociale e nei progetti del “Dopo di noi”</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=174</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=174#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 11:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute Mentale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=174</guid>
		<description><![CDATA[Trenta anni fa la famiglia era o la vittima o la causa della malattia mentale. Chi pensava che era una vittima voleva i manicomi, chi pensava che era la causa si batteva per la libertà delle cure. Questi movimenti culturali ancora esistono, ma con fatica si afferma un nuovo modello nel quale operatori, famiglie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trenta anni fa la famiglia era o la vittima o la causa della malattia mentale.<br />
Chi pensava che era una vittima voleva i manicomi, chi pensava che era la causa si batteva per la libertà delle cure.<br />
Questi movimenti culturali ancora esistono, ma con fatica si afferma un nuovo modello nel quale operatori, famiglie e utenti insieme ci impegniamo per far sì che la persona affetta da disagio psichico grave sia messo nelle condizioni di raggiungere tappe evolutive, di autonomia e di integrazione sempre maggiori.<br />
La Società, ossia la Comunità nella quale vive questo sistema, fatto appunto da familiari, pazienti ed operatori, può anche prendersi la responsabilità o avere cura di questo sistema ed è per questo che, fin da quando ho scelto di fare lo psichiatra, ho capito che, inevitabilmente, dovevo fare Politica, nel senso che dovevo interessarmi non solo dell’individuo sofferente ma di tutto il contesto nel quale lui, la famiglia e gli stessi operatori vivono.<span id="more-174"></span><br />
Mi permetto quindi di modificare l’impostazione del titolo che tende a centrare l’attenzione sul ruolo della famiglia nella riabilitazione e nel “dopo di noi”, non riuscendo più a ragionare e non volendo più ragionare nei termini di qualcuno che pensa a qualcun altro, ma solo nell’ottica di un sistema di auto-mutuo-aiuto tra la società, la famiglia, l’utente, l’operatore.<br />
Una premessa sugli obiettivi della Riabilitazione: fare in modo che il paziente sia quanto più autonomo possibile da supporti esterni che vanno dai ricoveri, ai farmaci, ai sussidi, alle gite o attività varie occupazionali ed invece fare in modo che viva con chi lui desidera, che possa avere un lavoro, rapporti affettivi validi familiari, di coppia, amicali e i propri hobby e interessi.<br />
So che i pazienti con una patologia più impegnativa vivranno per tutta la vita con un alto livello di carico assistenziale socio-sanitario, ma ciò non vuol dire che non possiamo lavorare con tutti nella direzione descritta.<br />
Detto ciò vediamo i quattro attori in campo:</p>
<ul>
<li>La Società</li>
</ul>
<p>La Società ha bisogno di accettare e di prendere consapevolezza della sua malattia e del fatto che alcuni suoi membri non fanno altro che esprimere in maniera più acuta e forte un malessere che tutti i membri della società vivono. Questo non esclude che ci sia una componente genetica nei disturbi gravi, ma nell’ottica riabilitativa, questo ha poca importanza.<br />
L’insicurezza esistenziale, la ricerca del senso della vita,, la percezione di insicurezza e debolezza, la scoperta di una rabbia profonda che cova in noi e che certe volte esplode, le difficoltà relazionali, il senso di solitudine che certe volte viviamo, sono solo le espressioni più controllate del malessere che i nostri pazienti vivono in maniera più eclatante e certe volte furibonda.<br />
La società ha tentato e tenta di non prendere coscienza di ciò ed ha fatto ieri i manicomi, oggi le comunità terapeutiche a vita per mettere in un luogo riservato e separato il problema e poterlo così proiettare nei pazienti per sentirsi più forte e sicura.<br />
Ma in questa maniera non ha fatto e non fa altro che amplificare il problema, perché nel profondo di ognuno di noi c’è la coscienza che le nostre parti sofferenti sono condannate a non potere essere condivise ed a trovare una qualche forma di guarigione perché l’unica soluzione è rimuoverle, metterle da parte, non pensarci, comportamento che porta, inevitabilmente, a maggiori livelli di sofferenza.<br />
Penso quindi che la società ha bisogno di riappropriarsi della sofferenza dei propri membri, così come dimostrano esperienze tipo quella della prima Comunità alloggio per dimessi dall’ONP con il cambiamento radicale dei vicini di casa nell’arco del tempo, da un atteggiamento ostile ad uno accogliente.<br />
O di contro l’esperienza di persone abbandonate a se stesse perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di capire e d affrontare situazioni di sofferenza che lasciano nel disagio la persona, i familiari, i vicini di casa e così via.<br />
La società deve comunque preservare la ricchezza della L. 180 con tutte le legislazioni e progetti obiettivi nazionali che hanno dato una struttura certa all’assistenza psichiatrica, come ha ripetuto in questi ultimi giorni il ministro della salute Fazio, cosa che ci ha rincuorato non poco. Ovviamente con i dovuti potenziamenti di organico, con servizi efficaci, con la capacità di agire sull’emergenza e con la dovuta preparazione al lavoro territoriale su cui bisogna impegnarsi molto.<br />
Sono per una società che si fa contaminare, perché contaminandosi cura e si fa curare.</p>
<ul>
<li>La Famiglia</li>
</ul>
<p>La famiglia a volte si sente colpevole, a volte si sente lo stigma addosso, a volte si sente isolata ed emarginata, se viene lasciata sola entra nel panico, entra in un blocco evolutivo, avvengono fenomeni di espulsione e di aggressività anche molto gravi.<br />
La famiglia è la risorsa principale, va sostenuta e aiutata ad accettare e ad affrontare la situazione, le vanno offerte strumenti ed opportunità per volgere questa situazione di forte e grave disagio in opportunità di crescita e vita.<br />
Ho lavorato in ONP ed ho visto la sofferenza dei familiari impotenti, oggi lavoro nel territorio e vedo la gioia dei familiari che curano e che si fanno curare.<br />
Con la famiglia l’equipe curante segue un progetto, programma una strategia, confronta i progressi o i regressi.<br />
Quando le famiglie riescono ad associarsi diventano una risorsa enorme per la salute mentale della società.<br />
Noi abbiamo da quasi venti anni l’esperienza dell’Afadipsi ( Associazione famiglie con disagio psichico ) che cerca di muoversi in questo senso: spazi di confronto, spazi di aiuto reciproco, spazio di progettazione per programmi riabilitativi volti all’autonomia.<br />
La nostra associazione collabora con le altre associazioni del territorio che affrontano altre problematiche, fa parte della rete che abbiamo creato a Siracusa per una Psichiatria del territorio, collabora con il mondo del terzo settore per promuovere interventi di integrazione sociale innovativi, vedi per esempio il progetto finanziato alla cooperativa San Martino da Fondazione per il Sud che riguarda un intervento di integrazione socio-sanitaria sia in ambito riabilitativo che lavorativo e abitativo, infine lavora per sensibilizzare le istituzioni per un miglioramento dei servizi a disposizione degli utenti.<br />
Pochi familiari riescono però ad associarsi, se tanti uscissero dalle tenebre della vergogna e della paura, l’apporto sarebbe enorme.<br />
Ma la difficoltà di questa chiusura dipende anche da una società spesso rifiutante e da operatori che non capiscono i bisogni della famiglia.</p>
<ul>
<li>Gli utenti</li>
</ul>
<p> Gli utenti sono i diretti interessati, portano in loro un carico enorme di sofferenza, solitudine, incomprensioni, estraneità, voglia di non esserci….tutto ciò si traduce in sintomi a volte bizzarri, a volte incomprensibili, altre volte rabbiosi.<br />
Generalmente non hanno voce ed anche quando gli viene data non riescono facilmente ad esprimere quello che realmente sentono, inficiata come è la loro coscienza da un mondo psichico inconscio predominante ed invadente.<br />
La caduta delle mura degli ospedali neuropsichiatrici ha aperto nuove prospettive grazie ai progressi delle terapie mediche, psicologiche ed ai nuovi principi riabilitativi. Quello che una volta sembrava impossibile ora è diventato possibile, se il paziente viene aiutato adeguatamente può nella stragrande maggioranza dei casi fare un cammino di recovery, cioè di guarigione.<br />
A Siracusa siamo ancora indietro nel lavoro di empowerment del paziente psichiatrico, anche se da 30 anni ci sono state esperienze che hanno cercato di lavorare in tal senso, vedi la cooperativa di lavoro Tempi Nuovi che nacque proprio dopo la promulgazione della L. 180, oppure la prima Comunità alloggio in Sicilia per dimessi dall’Ospedale neuropsichiatrico della Cooperativa Il Delfino.<br />
E’ venuto il momento di creare gruppi di utenti di auto-mutuo-aiuto tra pari che direttamente discutano e progettino sulla loro patologia, sul loro futuro, sui loro problemi. Per es. a Trento esistono gli UFE ( utenti e familiari esperti ) che lavorano in tal senso.</p>
<ul>
<li>Gli operatori</li>
</ul>
<p>Dulcis in fundo veniamo agli operatori che debbono essere pronti per affrontare la sfida che ogni giorno pone il lavoro territoriale e di comunità. E’ un lavoro che si contraddistingue per una grande capacità di essere elastici, di sapere ascoltare e capire le situazioni, di sapersi mettere in discussione, di capire che ogni caso è una storia a sé e che la risposta migliore va scoperta di volta in volta con fatica ed amore.<br />
Un operatore quindi versatile che utilizza al meglio le propri competenze ed il proprio ruolo, ma che si affeziona il meno possibile alle proprie competenze ed al proprio ruolo, capendo che la forza del lavoro di comunità è il lavoro di rete e di equipe.<br />
Indispensabile diventa in questo caso la formazione permanente e le occasioni di crescita e confronto.<br />
Poi è chiaro che io debbo sapere fare bene lo psichiatra, anche perché ho delle grosse responsabilità, e quindi debbo anche sapere dare bene i farmaci, ma il mio ruolo , seppure centrale, riesce ad essere efficace solo se insieme a questo esiste un vero lavoro di equipe e di valorizzazione di tutte le professionalità e di tutte le risorse del territorio.</p>
<p>Catania 22-04-2010</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=174</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scuola per genitori 13-04-2010</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=172</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=172#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 11:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tatisgarlata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute Mentale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=172</guid>
		<description><![CDATA[La responsabilità della famiglia nell’educazione dei figli Grazie per la vostra disponibilità al confronto Responsabilità vuol dire avere una grande importanza nella crescita dei figli e questo avviene perché i figli vedono nei nostri occhi il modo come noi li consideriamo, li giudichiamo, li vediamo, si rispecchiano in noi…e questo è per i figli importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La responsabilità della famiglia nell’educazione dei figli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per la vostra disponibilità al confronto<br />
Responsabilità vuol dire avere una grande importanza nella crescita dei figli e questo avviene perché i figli vedono nei nostri occhi il modo come noi li consideriamo, li giudichiamo, li vediamo, si rispecchiano in noi…e questo è per i figli importante certe volte in maniera esagerata fino ed oltre la morte del genitore<br />
Famiglia di oggi in grande difficoltà in quella che oggi i sociologi chiamano “società liquida”, cioè una società senza punti di riferimento stabili nel tempo: aumento delle separazioni non solo coniugali, trasformazione del concetto di amicizia, vedi face book, istituzioni sempre più in crisi, dalle chiese alle istituzioni civili ed ai partiti, mancanza di ideologie, trasformazione del concetto di lavoro e di pensione. In particolare all’interno della famiglia ruolo più periferico degli anziani che ne vengono spesso estromessi, emancipazione della donna e rivoluzione sessuale, il dominio della televisione che favorisce la passività ed il consumismo e del computer che favorisce l’individualità.<span id="more-172"></span><br />
La famiglia culla dei valori coniugati al femminile ( ascolto, accoglienza, sollecitudine, amore, gratuità ) viene schiacciata e condizionata da una società sempre più coniugata al maschile ( potere, arrivismo, competizione, razionalità, penetrazione, tecnica ). Viene spesso fuori una famiglia dove prevale l’individualismo ed una scarsa apertura alla dimensione spirituale della vita.<br />
Compiti della famiglia:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Offrire anche ai coniugi-genitori uno spazio di sviluppo di una vita affettiva equilibrata ed una possibilità di crescita e realizzazione a seconda delle singole attitudini e predisposizioni</li>
<li>Assicurare la possibilità ai figli di portare avanti il processo di individuazione-differenziazione, cioè aiutare i figli a crearsi una personalità specifica differenziandosi dai genitori. In pratica ciò vuol dire:</li>
<li>Stare attenti alla dinamica autonomia-dipendenza</li>
<li>Aiutare i figli ad avere consapevolezza del proprio essere: corpo, psiche ( istinti, emozioni, sentimenti, pensieri ) e spirito</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"> Per sviluppare il punto (1) dobbiamo innanzitutto parlare di noi stessi, adulti-genitori e dovremmo porci delle domande: come viviamo? Che consapevolezza abbiamo del nostro progetto di vita? Su cosa si fonda la nostra vita? Conosciamo noi stessi nella nostra dimensione corporea, psichica e spirituale? Gli istinti e le emozioni governano la nostra vita o siamo noi che li governiamo? Abbiamo cura di noi stessi?<br />
Ma per sviluppare ancora il punto (1) dovremmo chiederci: come abbiamo impostato la nostra vita di coppia? Investiamo sulla coppia o investiamo la coppia con il nostro egoismo? Riflettiamo come coppia sui momenti evolutivi cardine dei nostri figli? Sappiamo che una cosa è un figlio di 3 mesi ed un’altra cosa è uno di 3 anni, uno di 13 o uno di 23?<br />
Domande a cui speriamo di potere dare una risposta affermativa, la qualcosa comunque non esaurisce il problema perché la crescita ed il benessere di un figlio restano sempre un’ incognita, ma noi dobbiamo cercare di fare la nostra parte fino in fondo.<br />
Veniamo ora al punto (2): cosa fare per assicurare ai figli il processo di individuazione-differenziazione?</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Accettare la loro ambivalenza che è dovuta alla dinamica autonomia-dipendenza</li>
<li>Offrire loro un “porto sicuro”</li>
<li>Stare attenti alle comunicazioni non verbali e ai nostri vissuti che vengono percepiti più delle parole</li>
<li>Entrare con i figli in rapporto avendo la pazienza di aspettare i loro momenti “si” e quindi riuscire con loro a giocare, ridere, dialogare e scambiare le coccole</li>
<li>Aiutarli a crearsi un progetto di vita che non sia specchio delle nostre aspettative</li>
<li>Rispettare i loro linguaggi e le loro forme di comunicazione, tipo face book, dando loro dei limiti</li>
<li>Non entrare in competizioni infantili con i figli, negli acquisti per es.</li>
<li>Se è proprio il caso di dare delle punizioni, darle sempre in modo proporzionale</li>
<li>Aiutare i figli a scoprire i propri talenti e la propria strada che non può e non deve essere quella che noi avevamo in mente</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"> In sintesi: essere capaci di entrare nel loro vissuto dato che siamo capaci di entrare nel nostro vissuto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=172</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I soggetti “primi” della politica</title>
		<link>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=381</link>
		<comments>http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=381#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tatisgarlata.net/blog/?p=381</guid>
		<description><![CDATA[Movimento politico per l’unità – Centro Mariapoli Trecastagni 15-11-2009 I soggetti “primi” della politica Rinnovamento della politica ed inclusione sociale  L’esperienza di volontario che ho vissuto in questi 30 anni nel campo del disagio, dell’educazione dei giovani, della cooperazione internazionale e della militanza politica, l’esperienza professionale che vivo come psichiatra e l’esperienza politica che ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>Movimento politico per l’unità – Centro Mariapoli Trecastagni 15-11-2009</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I soggetti “primi” della politica</strong><br />
<strong>Rinnovamento della politica ed inclusione sociale </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza di volontario che ho vissuto in questi 30 anni nel campo del disagio, dell’educazione dei giovani, della cooperazione internazionale e della militanza politica, l’esperienza professionale che vivo come psichiatra e l’esperienza politica che ho vissuto come amministratore della cosa pubblica, mi hanno spesso portato a pensare all’importanza del tema della discussione odierna.<br />
Perché i soggetti “primi” della politica sono gli esclusi, gli emarginati, gli ultimi, i disoccupati, i precari, i licenziati?<br />
Da cristiani la risposta sarebbe facile: perché ce lo ha detto Gesù Cristo.<br />
Ma non basta!<br />
Dobbiamo capire perché ce lo ha detto Gesù Cristo.<br />
Innanzitutto dobbiamo riflettere sul fatto che ci si può trovare nella posizione di “ultimo” per varie ragioni accidentali, un incidente per es., naturali, una grave malattia neonatale per es., o ricercate volontariamente, atti delinquenziali per es.<br />
Attenzione, Gesù Cristo non fa alcuna distinzione, gli ultimi sono tutti uguali, Gesù li mette insieme a prescindere dalla loro colpa o responsabilità.<br />
Gesù Cristo fa così perché l’ultimo è l’icona della persona che soffre, che ha toccato e continua a toccare il fondo, che è entrato in contatto, volente o nolente, con la profondità del proprio animo nelle sue parti più complesse, più sole, più deboli, più abbandonate, più vuote, più inutili e senza senso.<span id="more-381"></span><br />
Ma c’è di più perché Gesù Cristo stesso fu un perdente, un debole, un reietto, un escluso, icona della icona degli uomini che soffrono e che sono in contatto con la profondità dell’essere. Non a caso San Francesco fece la scelta dell’ordine dei frati minori, degli ultimi, dei reietti.<br />
Da Gesù Cristo e dagli ultimi possiamo quindi imparare anche noi che esclusi non siamo, almeno apparentemente.<br />
Infatti durante la vita tutti noi tocchiamo la situazione di debolezza e di esclusione, quando abbiamo qualche malattia, quando viviamo qualche separazione, quando invecchiamo e la morte si avvicina. Invece di fare tesoro di queste opportunità e vivere fino in fondo con consapevolezza la nostra “ultimità”, rifuggiamo da tutto ciò, ne abbiamo paura, tendiamo a negare, reprimere e rimuovere la realtà della vita.<br />
A tutti quindi ci è data la condizione di ultimi e di esclusi, anzi è la condizione più propriamente umana perché siamo nati con la coscienza del limite che è la condizione necessaria per potere vivere la nostra libertà e responsabilità.<br />
Molto spesso però questa condizione di “ultimità” resta sullo sfondo della nostra vita, rappresenta una specie di gestalt che cerchiamo incessantemente di rimuovere, cosa che non è possibile per chi la condizione di “ultimità” la vive costantemente e questa condizione ha caratterizzato la propria vita. E’ per questo che da questi possiamo andare a scuola, sia perché ci ricordano la nostra condizione di “ultimità”<br />
e sia perché ci insegnano che anche in questa condizione si può tentare di vivere liberi e realizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio figlio ha avuto come madrina di battesimo una donna paraplegica e spastica che non può vivere senza l’aiuto costante del prossimo. Questa donna l’ho conosciuta quando a 20 anni ho fatto servizio in un Club costituito da persone disabili che mi hanno insegnato come si può tentare di vivere liberi e realizzati, cosa che l’uomo comune oggi non pensa neanche lontanamente di fare, dato che è assolutamente attratto e preso dall’esteriore, dall’effimero e dal superficiale.<br />
Siamo tutti nella stessa barca, direbbe il Cardinal Martini, e siamo nella stessa barca non solo con gli ultimi, ma anche con i politici corrotti e malati, con i mafiosi, con i terroristi che troppo spesso liberi ed indisturbati seminano corruzione e morte.<br />
Questi ultimi ci ricordano che nel profondo dell’animo umano albergano istinti e passioni da cui noi non siamo immuni e che dobbiamo conoscere e dominare se vogliamo avere l’ambizione di rinnovare la politica a cominciare da chi è più escluso e sofferente e quindi maggiormente sfruttabile e manipolabile. Il frutto della mancanza di questa consapevolezza è il mondo in cui viviamo oggi.<br />
A questo punto il discorso diventa semplice e forte e non semplicemente moralistico, nel senso che i soggetti “primi” della politica sono gli emarginati non perché mi fanno pena e soffrono, ma perché sono l’icona dell’uomo e rendono a tutti noi chiara ed impellente d’idea della guarigione, della libertà dall’Io e della realizzazione, mettendo al bando definitivamente la possibilità di utilizzare il potere che abbiamo per manipolare e per sopraffare.<br />
Ma per realizzare tutto ciò dobbiamo essere capaci di pensare, meditare, pregare ed interiorizzare questa possibilità, in caso contrario chi ce lo farebbe fare a cambiare la politica ed il sistema dato che siamo in una posizione almeno apparentemente di vantaggio?</p>
<p style="text-align: justify;">Allora il cammino di consapevolezza della nostra “ultimità” diventa un cammino indispensabile per la nostra realizzazione.<br />
Cosa fare allora?</p>
<p style="text-align: justify;">Meditare, pregare ed avere consapevolezza di tutto ciò;</p>
<p style="text-align: justify;">Andare a scuola degli ultimi per riuscire a riconoscere e valorizzare la nostra “ultimità”;</p>
<p style="text-align: justify;">Fare in modo che ogni uomo, nero o bianco, del sud o del nord, buono o cattivo, abile o disabile, venga messo nelle condizioni di fare un cammino di liberazione e di umanizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare questo ci vogliono:</p>
<p style="text-align: justify;">Capacità di condivisione</p>
<p style="text-align: justify;">Capacità di condivisione vuol dire che chiunque di noi, ma in particolare i professionisti della salute e chi vuole fare politica, deve mettersi nelle condizioni di guardare negli occhi l’ultimo che sia l’immigrato clandestino, la persona che soffre di disturbi mentali gravi o il carcerato. Deve riuscire a condividere, senza perdere la propria identità e nel rispetto dell’altro, il proprio tempo, le proprie competenze, i propri beni, la propria persona.<br />
Una posizione di distacco, di saccenteria, di superiorità a priori, porta solo ad atteggiamenti paternalistici e pietistici che non<br />
permettono un reale contatto, un’empatia adeguata ed un successivo cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Sviluppo dell’empowerment </p>
<p style="text-align: justify;">Capacità di lavorare in favore dello sviluppo dell’empowerment dell’ultimo, che vuol dire creare le condizioni al più alto grado</p>
<p style="text-align: justify;">possibile per aumentare i livelli di partecipazione, di capacità decisionale, di scelta e di azioni che vadano nella direzione dell’autodeterminazione, della libertà e della responsabilità verso gli altri. Ciò permette di raggiungere la nostra vera libertà!<br />
Questo vuol dire per ognuno di noi perdere potere, inteso come controllo e capacità di manipolazione, verso il basso, in favore di un aumento di potere, inteso come capacità di libertà e responsabilità, verso l’alto.<br />
Perdere il potere verso il basso vuol dire favorire la crescita della Comunità nei suoi vari aspetti della democrazia, per es. sistemi elettorali non come quello attuale per il parlamento dove 10 persone e non 40 milioni scelgono i 900 parlamentari, dell’educazione, dei servizi, dell’economia, passata la crisi finanziaria pare tutto essere tornato come prima, del rispetto delle regole e della responsabilità che ognuno ricopre.<br />
Quindi l’utilizzo del potere che abbiamo nei vari ruoli che ricopriamo con giustizia e come servizio e mai come potere di controllo e di manipolazione.<br />
Tutto questo al fine non di livellare una società, sogno velleitario oramai tramontato, ma per riuscire a vivere in una comunità dove siano possibili i miracoli come ai tempi di Gesù Cristo: prostitute, esattori delle tasse, indemoniati, uomini di guerra e di potere, ciechi che possono diventare seguaci dell’Amore vero e gratuito.<br />
Ed è questo anche il cammino che ognuno deve continuare a percorrere con semplicità ed umiltà se vuole diventare attore di un rinnovamento della politica che parta dagli ultimi. </p>
<p style="text-align: justify;">Tati Sgarlata</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tatisgarlata.net/blog/?feed=rss2&#038;p=381</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

